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 TFM: come ottenere i vantaggi per la società e l’amministratore

Il Trattamento di Fine Mandato (TFM) è uno strumento ancora poco conosciuto ma molto utile per la pianificazione fiscale e la tutela patrimoniale. Si tratta di una somma che la società può riconoscere all’amministratore al termine del suo mandato, come compenso differito per l’attività svolta. Non è un obbligo, ma una scelta e se gestito correttamente, può portare benefici concreti sia all’impresa che all’amministratore.

Cos’è il TFM e come funziona davvero

Il TFM è un compenso che matura nel corso del mandato dell’amministratore e viene liquidato alla fine del rapporto. È una forma di remunerazione differita, simile al TFR per i dipendenti, ma con regole completamente diverse.Per poterlo riconoscere correttamente, è indispensabile che esista: 

  1. una clausola statutaria che preveda il TFM in modo esplicito;
  2. una delibera assembleare con criteri di calcolo chiari;
  3. la data certa anteriore all’inizio del periodo di maturazione.

In assenza di tutti questi elementi, il TFM potrebbe non essere riconosciuto come remunerazione differita da parte dell’Agenzia delle Entrate, con la conseguente perdita dei benefici fiscali previsti.

I vantaggi fiscali per la società

Dal punto di vista dell’impresa, il TFM rappresenta un costo deducibile ai fini IRES, purché sia previsto in modo corretto prima dell’inizio del mandato. In pratica, la società può imputare ogni anno a bilancio la quota di accantonamento maturata, riducendo così la base imponibile.
Questo significa pianificare il carico fiscale con maggiore precisione e gestire in modo più equilibrato le uscite economiche nel tempo. L’accantonamento annuale permette infatti di evitare un esborso improvviso e di distribuire il costo del TFM lungo tutta la durata dell’incarico.

Non è solo una questione di numeri: prevedere un trattamento di fine mandato può diventare anche un segnale di riconoscimento e fiducia nei confronti dell’amministratore. È un modo per valorizzare il suo ruolo e per rendere più trasparente il rapporto tra impresa e gestione. In alcune realtà, il TFM viene persino usato come strumento di fidelizzazione, una sorta di incentivo a restare e a portare avanti il mandato con visione di lungo periodo.

I benefici per l’amministratore

Per l’amministratore, il TFM è vantaggioso soprattutto sotto il profilo fiscale. Se istituito correttamente secondo la normativa, al momento della liquidazione può essere tassato in modo “separato”, e non cumulato al reddito complessivo.
La tassazione separata si traduce in un’aliquota generalmente più bassa rispetto a quella marginale IRPEF, con un risparmio sensibile. È un modo per differire il reddito e gestirlo con maggiore flessibilità, evitando picchi di imposizione negli anni in cui l’incarico produce compensi elevati.

C’è anche un altro aspetto, meno evidente ma importante: il TFM può offrire una forma di tutela patrimoniale. Se viene gestito tramite una polizza assicurativa dedicata, le somme accantonate possono risultare non pignorabili. In un periodo di incertezza economica, è una garanzia che molti amministratori considerano un elemento di equilibrio personale oltre che fiscale.

Requisiti formali per ottenere i benefici fiscali

Perché il TFM produca effetti favorevoli, è essenziale rispettare alcuni passaggi precisi.
Il primo è la clausola nello statuto societario che definisce il diritto all’indennità e la seconda è la delibera dell’assemblea dei soci, che deve essere approvata in concomitanza della nomina dell’amministratore, altrimenti non sarà possibile dedurre le quote accantonate per competenza.
Terzo requisito è la data certa, cioè una prova ufficiale della data dell’atto, che può essere ottenuta con la registrazione dell’atto presso l’Agenzia delle Entrate o con l’autentica notarile del verbale di assemblea dei soci. In questo modo si dimostra che il diritto è stato istituito correttamente e non è stato introdotto in un secondo momento per fini elusivi.

Infine, in via residuale occorre che l’importo deve essere congruo rispetto alla realtà aziendale. Se la società accantona cifre eccessive rispetto ai propri ricavi o utili, l’Agenzia delle Entrate potrebbe contestare l’operazione. Semplicemente: il TFM deve essere proporzionato al ruolo, alla dimensione della società e alla durata dell’incarico.

Come introdurre correttamente il TFM in una società

Implementare un TFM non è complicato, ma richiede metodo. La società deve prima di tutto valutare se il trattamento è sostenibile, verificando utili e flussi di cassa. Successivamente è necessario redigere e approvare una delibera assembleare con data certa, specificando criteri di calcolo e tempi di maturazione.
Ogni anno, l’impresa potrà accantonare la quota di competenza e registrarla come costo. Alla fine del mandato, l’amministratore riceverà la liquidazione del trattamento maturato.
Alcune società scelgono di gestire il TFM attraverso una polizza assicurativa dedicata, così da garantire la copertura finanziaria e offrire maggiore protezione delle somme. Nel tempo, è opportuno monitorare l’adeguatezza del fondo, verificare che la documentazione resti coerente e aggiornare la delibera se cambiano le condizioni del mandato. 

Quando si parla di TFM, gli errori formali sono ciò che più spesso annulla i vantaggi. Se la delibera non precede l’inizio del mandato o manca la data certa, il beneficio fiscale si perde.
Anche l’eccessivo accantonamento può generare problemi: un importo sproporzionato può essere considerato un tentativo di elusione.
Inoltre, se il TFM viene liquidato in assenza di adeguata documentazione contabile, la deducibilità potrebbe essere contestata e la tassazione in capo al beneficiario sconterebbe la tassazione ordinaria.

Per questo motivo, molte società si affidano a studi fiscali specializzati o a consulenti legali per impostare correttamente la procedura fin dall’inizio. La corretta pianificazione evita sanzioni e permette di sfruttare appieno uno strumento fiscale previsto dalla legge, ma spesso sottoutilizzato. In sintesi, il TFM può essere una leva strategica per la gestione aziendale e per la tutela dell’amministratore. Ma, come accade in materia tributaria, la forma è sostanza: la differenza tra un vantaggio fiscale e un rischio di contestazione dipende quasi sempre da come viene impostato l’atto originario.

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