Ricevere un avviso di accertamento dall’Agenzia delle Entrate è un momento che genera quasi sempre preoccupazione, soprattutto se l’imprenditore non ha mai affrontato prima un contenzioso tributario. Capire come funziona questo percorso, quali sono i tempi e quali strumenti esistono per difendersi, è il primo passo per affrontarlo con lucidità invece che con ansia.
Cos’è il contenzioso tributario
Il contenzioso tributario è la fase in cui un contribuente, persona fisica, professionista o azienda, contesta davanti a un giudice un atto dell’amministrazione finanziaria: un avviso di accertamento, una cartella di pagamento, un diniego di rimborso, o altri provvedimenti ritenuti infondati o viziati.
Va distinto da un semplice controllo fiscale. Il controllo, una verifica, un accesso, una richiesta di documenti, è la fase in cui l’Agenzia delle Entrate raccoglie elementi. Il contenzioso comincia dopo, quando quel controllo si è tradotto in un atto formale che il contribuente decide di impugnare. Abbiamo affrontato la fase precedente, quella del controllo, in un articolo dedicato: Come affrontare un controllo dell’Agenzia delle Entrate.
Come si avvia un ricorso
Dal 2023 il processo tributario si svolge davanti alla Corte di Giustizia Tributaria, che ha sostituito le vecchie Commissioni Tributarie, articolata in primo grado (provinciale) e secondo grado (regionale), con eventuale ricorso in Cassazione per motivi di legittimità.
Il ricorso va notificato all’ente che ha emesso l’atto entro 60 giorni dalla notifica dell’atto stesso, termine che può variare solo in presenza di deteminate situazioni come il deposito dell’istanza di accertamento con adesione, che sospende i termini per 90 giorni. È un termine perentorio: superarlo senza presentare ricorso o senza attivare altre forme di tutela rende l’atto definitivo, e a quel punto non è più possibile contestarlo nel merito.
Le alternative al contenzioso vero e proprio
Non sempre la strada giudiziale è la più conveniente. Esistono strumenti deflattivi pensati proprio per evitare il contenzioso, in particolare:
- L’accertamento con adesione permette di aprire un confronto con l’ufficio prima di impugnare l’atto, con la possibilità di ottenere una riduzione delle sanzioni.
- L’autotutela consente di chiedere direttamente all’ufficio l’annullamento di un atto palesemente errato, senza passare dal giudice.
- La conciliazione giudiziale, infine, permette di chiudere la controversia con un accordo anche dopo l’avvio del ricorso, riducendo sanzioni e tempi.
La scelta tra queste strade e il ricorso vero e proprio dipende da diversi fattori: la solidità delle proprie ragioni, l’entità delle somme contestate, e i tempi che si è disposti ad accettare.
Cosa considerare prima di scegliere come procedere
Un elemento che molti imprenditori sottovalutano è che il contenzioso tributario richiede una valutazione tecnica accurata fin dalle prime fasi. Il ricorso deve essere costruito su motivi specifici e documentati, e un’impostazione debole in partenza è difficile da recuperare nei gradi successivi di giudizio.
Per questo, prima ancora di decidere se e come impugnare un atto, conviene una valutazione preliminare della situazione con un consulente che conosca sia l’aspetto tributario sia quello contabile della vicenda, per capire se conviene il ricorso, un accertamento con adesione, o un’altra strada.
Domande frequenti
- Quanto dura un contenzioso tributario?
Varia molto in base al grado di giudizio e al carico degli uffici: il primo grado richiede in genere da alcuni mesi a un paio d’anni, con tempi che si allungano nei gradi successivi.
- È obbligatorio farsi assistere da un professionista?
Per controversie di valore superiore a 3.000 euro sì, è obbligatoria l’assistenza tecnica di un difensore abilitato, come un commercialista o un avvocato tributarista.
- Conviene sempre fare ricorso?
No. Va valutato caso per caso: a volte gli strumenti deflattivi, come l’accertamento con adesione o l’autotutela, permettono di chiudere la questione con tempi e costi minori, quando le ragioni del contribuente non sono così solide da giustificare un contenzioso lungo.
Se hai ricevuto un avviso di accertamento e vuoi capire quale strada conviene percorrere, il nostro team di consulenza fiscale può valutare la tua situazione caso per caso. Contattaci per un primo confronto.