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Composizione negoziata della crisi, cos’è e quando conviene attivarla

Non tutte le difficoltà di un’impresa devono per forza sfociare in una procedura concorsuale. Dal 2021 esiste uno strumento pensato apposta per intervenire prima, quando i segnali di squilibrio sono già visibili ma l’azienda ha ancora margini concreti per essere risanata: la composizione negoziata della crisi.

Cos’è la composizione negoziata

La composizione negoziata è un percorso volontario e riservato, introdotto dal D.L. 118/2021 e oggi confluito nel Codice della Crisi d’Impresa e dell’Insolvenza. Permette all’imprenditore in difficoltà, ma non ancora insolvente, di farsi affiancare da un esperto indipendente nominato da una commissione, con l’obiettivo di trovare un accordo con i creditori, banche, fornitori, Fisco, e riequilibrare la situazione economica, patrimoniale o finanziaria dell’impresa.

La parola chiave è “negoziata”: non è un tribunale a decidere, ma le parti, con la facilitazione di un esperto terzo, a cercare una soluzione condivisa. Il tribunale interviene soltanto nei casi previsti dalla legge, ad esempio per confermare le misure protettive o autorizzare determinate operazioni.

Quando ha senso attivarla

Il momento giusto per considerare questo strumento non è quando la crisi è già conclamata e l’impresa è insolvente, ma quando compaiono i primi segnali: tensioni di liquidità ricorrenti, difficoltà crescenti nel rispettare le scadenze con fornitori o banche, un peggioramento degli indicatori di bilancio che si protrae da alcuni mesi.

È un errore comune aspettare troppo, nella speranza che la situazione si risolva da sola. La composizione negoziata funziona meglio quando c’è ancora margine di manovra: un’impresa con un piano industriale credibile e risorse residue ha molte più possibilità di successo di un’impresa che arriva al tavolo negoziale con le casse ormai vuote. Ne avevamo parlato anche in generale in Consulenza strategica per imprese, quando serve e come può fare la differenza.

Come funziona il percorso

L’imprenditore presenta un’istanza attraverso una piattaforma telematica gestita dalle Camere di Commercio, allegando bilanci, situazione debitoria e un piano di risanamento anche solo in bozza. Una commissione nomina un esperto indipendente, che nell’arco di alcuni giorni convoca l’imprenditore per una prima valutazione sulla concretezza del risanamento.

Se l’esperto ritiene che ci siano prospettive di risanamento, si avviano le trattative con i creditori coinvolti, che possono durare fino a 180 giorni, prorogabili. Durante questo periodo, l’imprenditore mantiene la gestione ordinaria e straordinaria dell’impresa, e può chiedere al tribunale alcune misure protettive per bloccare temporaneamente azioni esecutive dei creditori. Può inoltre richiedere misure protettive per impedire o sospendere temporaneamente determinate azioni cautelari o esecutive dei creditori.

Il percorso può concludersi in diversi modi: un accordo con tutti o parte dei creditori, un piano attestato di risanamento, oppure, se le trattative non vanno a buon fine, l’accesso a una delle procedure concorsuali vere e proprie.

Perché conviene muoversi per tempo

Uno degli aspetti meno noti di questo strumento riguarda un incentivo concreto per gli imprenditori: la legge prevede alcune misure premiali, come la riduzione di interessi e sanzioni sui debiti fiscali, per chi accede alla composizione negoziata in una fase ancora non conclamata di crisi. Un incentivo pensato proprio per convincere gli imprenditori a non aspettare l’ultimo momento.

Domande frequenti

  • La composizione negoziata blocca subito i creditori?

Non automaticamente: le misure protettive vanno richieste espressamente al Tribunale competente e producono effetti dalla pubblicazione della richiesta e accettazione dell’esperto; non sono garantite in ogni caso, ma devono poi essere sottoposte al Tribunale competente, che può confermarle, modificarle o revocarle.

  • È una procedura pubblica?

No, è riservata, ma non sempre in termini assoluti. A differenza delle procedure concorsuali, l’accesso alla composizione negoziata non viene ordinariamente pubblicato nel Registro delle imprese, il che permette di negoziare senza allarmare clienti, fornitori o dipendenti. Tuttavia, se l’imprenditore richiede le misure protettive, la relativa istanza e l’accettazione dell’esperto vengono pubblicate nel Registro delle imprese. La riservatezza non è quindi assoluta.

  • Cosa succede se le trattative falliscono?

Se non si trova un accordo, l’imprenditore può comunque accedere agli altri strumenti previsti dal Codice della Crisi, dal concordato preventivo alla liquidazione giudiziale, a seconda della situazione.

Se nella tua azienda iniziano a comparire segnali di squilibrio, prima si interviene meglio sono le possibilità di risanamento. Il nostro team di crisi d’impresa può aiutarti a valutare se la composizione negoziata è lo strumento giusto per la tua situazione. Contattaci per una prima valutazione riservata.

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